"Es necesario que se pregunte para que yo siga vivo, por que yo soy tan sólo su memoria". HAROLDO CONTI. Los caminos, homenaje.




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Publicado en homenaje el 28 de Abril, 2009, 19:31 por MScalona
venerdì, 29 luglio 2005
Juan Carlos Onetti, scrittore



Marcelo Scalona,

Montevidea*

"Ormai non sarai più
in un giorno venturo
non saprò dove abiti
con chi
nemmeno se ti ricordi
non mi stringerai fra le braccia mai più
come quella sera
mai
non ti toccherò un’altra volta
non ti vedrò morire"


(Idea Vilariño: "Ormai no")

Potrebbe essere miliardaria. Le basterebbe autorizzare l’editrice Planeta affinchè pubblichi l’epistolario dei 50 anni del suo amore difficile con Giancarlo Onetti. Si venderebbe di più di "L’amore nei tempi del Colera”. L’ultima lettera (15 fogli dicono), Onetti gliela scrisse dieci giorni prima di morire, a 86 anni. Fu un amore che percose mezzo secolo, tre matrimoni di lui e la perennità di lei. Una volta smisero di vedersi durante 10 anni... E che? Le lettere sono scrupulosamente custodite da un amico di lei, professore di lettere montevideano, che lui potrà pubblicarle solo dopo la morte di Idea. Chi disse che tutti gli uomini hanno un prezzo...?
Potrebbe essere famosa, però mai volle né interviste, né stampa, né pubblicità, né agenti. Carriera letteraria? Non so ...è poeta. La giornalista americana Judy Berri-Bravo dovette venire sette volte dagli Stati Uniti per farle un‘ intervista integrale. Appena nel 1997 (ai 77 anni) accettó un’intervista registrata della quale rimase il video "Idea” (Peyrou-Rocca). La supplicante (1º libro, 1947) sempre militò in poesia: la voce del vento, il segreto, caratteri piccoli e la sua opera completa entrano in un volume difficile da ottenere, in una pubblicazione assai moderata e semplice (Ed. Cal y Canto, 1996). Fu traduttrice, professoressa, critica. Fondò la rivista "Numero” con Mario Benedetti, scrisse la lettera al nuovo inno nazionale uruguaiano e a molte delle canzoni di Viglietti, Zitarrosa e Los Olimareños. Io non so se gli uruguaiani lo sanno (penso di sí) ma lei è il loro ultimo nume. Se la sentiranno di metterla nelle banconote come quegli artisti maschi, Figari, Torres García? Non sarà Batlle, certo, colui che metta quella bambina anarchica attivista di 83 anni sulla moneta, ma dal suo letto di sempre malata (ossa, asma, la pena) è l’ultima fiamma sacra dell’Uruguay. Immobile in quel letto di via Anzani, del Quartiere Buceo, illumina il bel paeseto, il quale per alcuni è la Svizzera Sudamericana, e per noi una Vienna o Montparnasse della fine del mondo.
Fino a quel posto andai sabato 31 gennaio; prima un appuntamento telefonico per avvertirmi che sarebbe corta e in piedi; che le faceva assai male la schiena, che non potrebbe alzarsi. Pioveva a Montevideo come lo descrive Onetti nell’ultima riga della sua ultima novella (Quando ormai non sia importante): "...in questa città c’è un cimitero marino più bello di quello del poema... il marmo non protegge completamente dalla pioggia. eppure, come fu ormai scritto, pioverà sempre”.
Il percorso è più diretto per Corso Italia invece di La Rambla. Al 3600, si gira a destra ed eccoci. È un rione classe media bassa, una casa modesta, mi fece ricordare la mia via Ayolas, ma al posto dei depositi del porto, inferriate, magazzini o club privati, loro hanno un lungomare pubblico, popolare e tanto largo quanto quel fiume con onde. Niente inferriate nè porti di pali nè club nautici, nè tanti bar. La costiera sembra della gente, uno spazio libero, pubblico, popolare, gratuito.
Riconobbe con gioia Rosario e Pagina /12. Ha la voce più dolce, profonda e fantastica che ci può far pensare che il mese venturo avrà 43 anni. Sorride con la bocca e soffre negli occhi, ma nessun dolore ha potuto cancellare in lei le tracce di Madonna rinascimentale. Intervista? No... ma perchè? Non si sente bene, forse in un’altra occasione... Si scusa. Meno male che non avevo pensato a una camera di foto. Sentii che non avrei potuto vederla, ma quando io dissi che ero scrittore, che avevo 3 libri pubblicati, uno nuovo, modificò il vento. Con quella voce ambiziosa che solo hanno gli innamorati, disse: - E ha qualche libro per me? Ma fu quasi una preghiera, come se in realtà, per lei, agli 83 anni e dopo aver letto tutto, un nuovo libro, un altro libro di qualcuno (sconosciuto senz’altro) fosse certamente importante. Allora sí... mi telefoni sabato e viene da me.
Le piacque il titolo: "Restauro di bambole”. Ricordò che era uno dei divertimenti preferiti da Roberto Arlt, e io ricordai che quando Onetti portò "Il Pozzo” ad Arlt, il tedesco domandò al suo segretario in "Critica”: - Dimmi... Annibale, io pubblicai qualche libro quest’anno?
- No signore, quest’anno no...
- Allora, questo, è il miglior libro dell’anno...
Ricordai la scena, ma non gliela dissi. Non volevo farle ricordare a Onetti. Nemmeno una parola su ciò, tutto ci sta in "Costruzione della notte” (Gilio-Domínguez, Ed. Planeta, 1993). Io non ci andavo per pettegolezzi, volevo vedere la lampada implorante, una delle ultime con vita (insieme a Marosa Di Giorgio) di quella corte dei miracoli della parola: Orozco, Silvina Ocampo, Alejandra Pizanik...
Una stanza simile a quella nostra, disordinata, libri e riviste ovunque, tazze, medicine, un inalatore manuale, vidi il marchio "Oxibrón” e rimpiansi altre notti mie. Tremai pensando nei manoscritti che potrebbero essere stati in giro li. Una sorella silente la aiuta. Mi allunga la sua mano, saluto antico. La foto del mio libro le pare presa dal suo album famigliare. Appunto, mia zia Adela, avrebbe la sua stessa età.
E tutto è molto fugace, quasi un saluto, divento idiota, sono troppo grandi per me la scena o la donna. È così dolce, così calma, così sicura. Mi scrive una dedica sul suo ultimo libro di 40 poemi ("No”, 1989). Spera la mia sul mio.
E in breve riparte lontano. Le giuro di tornarci se un altro giorno si sente meglio e possiamo conversare un pò. Se io mi sento meglio, forse possiamo conversare un po’. Nella partenza rischio tutto ed inchinandomi ci tocchiamo, appena le guance. Ma guarda un po’... mi sento commosso. Saprò quale quancia sto baciando? Capisco che sí, ma non posso parlare per un bel po’. L’ultimo poema del suo ultimo libro sono appena due versi: "Inutile dire di più./ Chiamare è sufficiente”
Tutto il percorso verso Rosario, la carta topografica è una processione di donne: Santa Lucia, Colonia, Dolores, Mercedes, Santa María de Onetti, Victoria e Rosario. Tutte le città sono donne e una donna è una città. Cosa aspettano gli uruguaiani? Non se ne accorgono? Non è Montevideo. Ormai no. Un giorno si renderanno conto che era Montevidea.

* Traduzione dallo spagnolo, Professoressa Karina M. Elmir

[Onetti Website. El Original.]

http://www.borris-mayer.net/onetti/idea_scalona2.html

  
Autores
María Paula Cerdán, Francisco Kuba, Verónica Laurino, Marcelo Scalona, Caro Musa, Claudia Malkovic, Silvina Potenza, Marcela González García, Soledad Plasenzotti, Natalia Massei, Mónica M. González, Ariel Zappa, Cintia Sartorio, Cecilia Mohni, Silvia Estévez, Julia M. Sánchez, Matías Settimo, Marisol Baltare, Maximiliano Rendo, Matías Magliano, Andrea Parnisari, Roberto Sánchez, Alina Taborda, Nicolás Foppiani, Mayra Medina, Alfredo Cherara, María B. Irusta, Ale Rodenas, Laura Rossi, Germán Caporalini, Rosana Guardala Durán, Rosario Spina, Sergio Goldberg, Luisina Bourband, Alejandra Mazitelli, Tomás Doblas, Laura Berizzo, Florencia Manasseri, Beti Toni, Nahuel Conforti, Gabriela Ovando, Diana Sanguineti, Joaquín Yañez, Joaquín Pérez, Alvaro Botta, Verónica Huck, Florencia Portella, Valeria Gianfelici, Sofía Baravalle, Rubén Leva, Marcelo Castaños, Luis Astorga, Juan Pedro Rodenas, Esteban Landucci, Dora Suárez, Laura Cossovich, Alida Konekamp, Diego Magdalena, Franco Trivisonno, Gerardo Ortega, Roberto Elías, Facundo Martínez, Ariel Navetta, Graciela Gandini, Jimena Cardozo, Soledad Cerqueira, Juan Gentiletti, Sebastián Avaca, Emi Pérez, Adriana Bruniar, Mariano Boni, Flor Said, Elina Carnevali, Roxana Chacra, Lorena Udler, Nora Zacarías.-